Perdonare è un modo di rispettare gli altri

scusi

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Proseguendo nella nostra riflessione sul perdono, oggi vorrei condividere che ogni membro della comunità ha il merito di essere trattato con lo stesso rispetto e amore, perché così vuole Gesù. Non è possibile forzare un perdono o una riconciliazione, perché è Lui che può cambiare il nostro cuore e quello di nostro fratello.

Ad ogni modo è necessario lasciare che vinca l’amore, che supera ogni difficoltà. È necessario anche riconoscere le proprie mancanze, per poi, dopo una seria riflessione su noi stessi, vedere la mancanza del nostro fratello. Capiremo così che siamo molto di più peccatori e avremo la misericordia di non giudicare nostro fratello.

CATEGORY : Mons. Jonas Abib
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jonas_perdonoIn questo nostro itinerario impariamo a perdonare come Gesù e  approfondiremo come sia possibile perdonare. Dobbiamo innanzitutto sapere e pensare che tra me e mio fratello c’è Gesù. Questo perché Lui continua a difendere ogni figlio suo, come ha difeso l’adultera: “Chi non ha peccato, scagli la prima pietra”.

Il principio fondamentale del processo del perdono è Dio stesso e poi mio fratello. È lui la fonte del perdono. Tutto passa innanzitutto da Dio, che santifica ogni nostra decisione e azione. Il perdono non è un atto egoistico  solo per allontanare dalla coscienza qualsiasi responsabilità.

Offrire veramente  il perdono e riceverlo, genera vita nuova e comunione dei cuori. Chiediamo allo Spirito Santo di guidarci in questo cammino di vita nuova in Cristo.

 

solitudine-tristeza

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Vivere riconciliato è una disposizione del cuore che diventa un modo di vivere. È un continuo perdonare ed essere perdonato. Con la grazia di Dio e fondati in essa, lo possiamo fare, perché è un morire per se stesso e ogni istante.

È mettere gli occhi fissi sul Signore, sul cuore di Gesù, che non ha ombre di risentimento, amarezza o chiusura in se stesso. Il cuore di Gesù è tutto amore; in Lui si trova la fonte dell’unità e dell’accoglienza dell’altro, perché Lui ci accoglie così come siamo.

Tuo fratello, padre Jonas Abib

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Vivere in comunità è una bella avventura, però non è facile! Questo perché siamo umani e non angeli. La nostra esperienza di comunità – e principalmente per chi lavora direttamente nella formazione iniziale – è che ogni persona arriva con il proprio genio, temperamento, educazione, visione della vita e convinzione. Quando ho invitato i giovani a vivere in comunità, ho percepito che nemmeno la nostra esperienza personale con Gesù, la nostra ricerca di santità e di vivere il comandamento di Dio hanno cancellato le difficoltà umane. Le differenze e indifferenze tra noi cominciarono ad apparire subito ed erano grandi. Come fare per continuare l’esperienza di fraternità con quelle persone? Ho visto che l’unica maniera di sopravvivere era introdursi in una via di riconciliazione. Era necessario riconciliarsi ogni giorno, così come mangiamo per sopravvivere.

L’esperienza, che tante volte era tragica, era al contempo anche molto divertente, perché nel nostroorgoglio ci pensavamo già pronti, quasi dei santi sulla terra; mentre bastava una parola o un gesto sbagliato perché scoppiasse un conflitto. La sorpresa è stata che questa illusione di un’immagine non vera di sé ci ha messo pian piano nella giusta via, nella verità di quel che eravamo: persone di Dio, ma in conversione, in cammino di santità.

Mi piace usare l’immagine di tanti gatti che si graffiano a vicenda. Posso affermare che era proprio così. Guardavo quella situazione e vedevo che Dio era lì presente per aiutarci ad essere migliori; ma non era possibile accumulare a lungo risentimento e malessere interiore. Era necessario perdonare e riconciliarsi. Era un momento forte per dichiarare sinceramente la verità, e tante volte negli incontri di preghiera in comunità abbiamo pianto insieme, e abbiamo ricominciato da capo. E questo si è ripetuto tante volte, perché gli sbagli ci sono sempre, ma anche la grazia del perdono. Anzitutto, per il desiderio di vivere la Parola di Dio; questa ci guidava nel percorso lungo e doloroso: “Nell’ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira” (Ef 4,26). Questa buona pratica di riconciliazione ci ha fatto capire un modo di vivere in Comunità, che chiamiamo “Vivere riconciliato”. Essere diversi non è un problema, e grazie a Dio che lo siamo. L’importante è mettersi alla scuola del Vangelo e seguire il Cristo che perdona sempre.

Tuo fratello, padre Jonas Abib

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Jonas1801

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Gesù ha avuto tristezze e per quello ci ha insegnato: “In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia” (Gv 16, 20).

Se lasciamoci schiavizzare dalla tristezza, essa può causare seri danni alla nostra salute. La gioia è la molla maestra della nostra vita e il grande rimedio per il nostro cuore.

Un cuore lieto fa bene al corpo, uno spirito abbattuto inaridisce le ossa (Pr 17,22). E’ provato che circa il 90% delle malattie sono psicosomatiche cioè infermità causate da situazioni dolorose che sono rimaste dentro di noi, nel nostro interno. Quando passiamo da esse situazioni, siamo feriti nella nostra sensibilità e passiamo a coltivare la tristezza, odio, risentimento, afflizione, angoscia, arrivando a compromettere il nostro fisico.

Ciò dobbiamo fare è ‘esorcizzare’ la tristezza del nostro cuore per essere ripieni dello Spirito Santo, poiché la gioia è frutto della grazia di Dio in noi.

Il tuo fratello,

Mons. Jonas Abib

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E’ un errore totale quando i genitori consentono  un comportamento sbagliato nei loro figli. Quanti giovani da recuperare, quanti si sono persi da qualche parte! Il peccato è come una puntura del serpente, il cui veleno porta alla morte. Colui che entra nel cammino del peccato finisce per restare schiavo del peccato, del vizio dell’alcol, schiavi della propria sessualità, dalle droghe, dalla pornografia. E quante ragazze si trovano che vivono senza niente di tutto ciò.

 

La cosa più bella è che Dio ha creato la sessualità, come mezzo meraviglioso che fu dato da Lui perché gli sposati si unissero e si amassero, ma il nemico del Signore ha presso la sessualità e lo ha infangato.

 

Tu che sei giovane hai tutta l’opportunità di liberarti di questo vizio che ti stanno distruggendo. E’ necessario essere sincero, perché lo stesso Gesù afferma nel vangelo: “Se rimarrete nella mia Parola, sarete davvero  miei discepoli, e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi”

Canto Nuovo è un mezzo di evangelizzazione, specialmente per i giovani, ma Dio l’ha allargato anche per gli adulti. Noi siamo evangelizzatori e viviamo per quello. Non possiamo ingannarci con le false libertà. I genitori hanno bisogno di avere molto senno per non facilitare le cose ai loro figli. Quanti genitori ci sono che permettono che il figlio dorma nella stanza della ragazza (e viceversa) con tutta la libertà. Hanno perso totalmente la nozione di paternità, di filiazione e di sesso.  E’ possibile che quella situazione scopi, ma è necessario che molti assumano la verità della Parola di Dio.

 

“Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. (Gv 8, 31-32) . E’ quello che Dio vuole per te e per molta gente Unisciti a noi.

 

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen.

  

Il tuo fratello,

Mons. Jonas Abib

Messaggio di Mons. Jonas Abib

Ognuno di noi ha un cuore che sa pregare, ma che ha bisogno di essere trasformato, allargato per crescere nel dono della preghiera. Questo lavoro consiste nel accogliere la Grazia di Dio. Il cuore che prega non è qualcosa che possiamo acquistare con i nostri sforzi, bensì possiamo accogliere con la nostra libertà. Questo cuore che prega si realizzerà nella nostra storia. È un esercizio continuo e assiduo. E’ un patto di fedeltà e sincerità con Dio.

Quanto più cerchiamo Dio, più ci relazioniamo con Lui nella nostra libertà, nella nostra fragilità, lasciandoci sedurre dal suo amore, e più il nostro cuore apre lo spazio per una bella intimità con Lui. Questa intimità con il Signore accadde nel decorrere del nostro cammino nell’amore e nella fedeltà. E’ volontà sua che questa grazia avvenga, la grazia di un cuore pieno dell’amore di Dio!

Il tuo fratello,
Mons. Jonas Abib

Messaggio di Mons. Jonas Abib

“Nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace, finché non si spenga la luna” (Sl 71).

Purtroppo, ciò ancora non è accaduto perchè, siccome il suo Figlio non fu accolto, Dio gli rapì verso il cielo e lo ha messo affianco a Lui affinché Lui un giorno, venga a giudicare i vivi e i morti. Ma, prima di partire, Gesù ha lasciato i semi del bene qui.

Il terreno della terra Santa e desertico, cosi era il cuore di quel popolo. Ciò che avvenne là, lo stiamo vivendo anche oggi nel nostro mondo, molte volte, nelle nostre case. Per quello la giustizia ancora deve fiorire e la pace arriverà in abbondanza. E’ quello di cui ci parlano i profeti, cosi come fece Isaia. Ogni volta che tu leggi nella Bibbia l’espressione “In quel giorno”, “in quel tempo”, “Nei suoi giorni”, quello si riferisce al tempo messianico, alla seconda e ultima venuta di Gesù. Isaia dice che, quando Gesù verrà, avremo cieli nuovi e terra nuova. Quello è una forma di dire che ogni armonia verrà.

Per avere armonia e pace nella terra, grazie a Dio, è una questione di tempo. Dobbiamo implorare affinché questo avvenga, chiedendo al Signore: “Maranatha” vieni, Signore Gesù! In questo mondo nel quale la corruzione è diventato un virus. La stessa natura anela per i figli di Dio, affinché essa possa proteggere quello che Lui vuole. L’aspettativa della venuta del Signore è la nostra speranza. Abbiamo bisogno di bramare, attendere questa venuta, perché cosi avremo tutto ciò che aspiriamo e che è la volontà di Dio.

Il tuo fratello,
Mons. Jonas Abib

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Messaggio Mons. Jonas Abib

Nel vangelo, Gesù ci parla della messe e degli operai. La messe è un tipo di piantagione, la cui raccolta ha bisogno di essere fatta nel tempo adeguato ed in fretta, altrimenti si perde. Il Signore sta parlando di perdita, ma non della perdita delle piante, ma delle anime, delle persone. Se perdi una piantagione, è una rovina, immagina perdere i nostri cari?

Se con pochi funzionari non si riesce fare la raccolta della messe, significa che sono necessari molti di loro per raccogliere tutta la piantagione. Noi siamo “operai della messe” e abbiamo bisogno di avere la compassione di Gesù, abbiamo bisogno di avere misericordia e compassione davanti a delle situazioni di questi giovani, che ci perdono nella droga, nella prostituzione, e davanti a tanti che soffrono.

Tu che sei in formazione adesso: questo è il tempo di prepararsi per essere un “funzionario” per lavorare nella sua “messe”. Allora rallegrati e destati in entusiasmo, non prendere possesso del tuo “angolino” isolandoti, apriti ad ogni tipo di lavoro, tutto nell’intenzione di non perdere nessuno di questo gregge.

Signore, metti in noi la tua compassione per le pecore senza pastore! Metti in noi l’ardore davanti alla messe che si perde. Fai di noi evangelizzatori, salvatori di anime! Noi abbiamo bisogno di essere buoni pastori. Dacci Signore, la grazia che desideriamo e della quale ne abbiamo bisogno. E da qui in avanti, avendo la tua misericordia e quel ardore, che possiamo consegnarci al lavoro di evangelizzazione. Signore, fa di noi i tuoi operai. Amen.

Il tuo fratello,

Mons. Jonas Abib

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Messaggio di Mons. Jonas Abib

“Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria. Per queste cose viene l’ira di Dio sugli uomini ribelli. E così camminaste un tempo anche voi, quando vivevate in esse. Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene. Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l’ha creato”.

L’ira, l’irritazione, la rabbia e l’amarezza son sentimenti di fronte alle cose sbagliate. Il Signore vuole convincerci che la medicina umana che stiamo usando non funziona. Sgridare al figlio, rimproverarlo e picchiarlo, reagire con la rabbia non risolve. Dio ci insegna che il rimedio, la soluzione è l’amore.

Spesso, sei tenuto a correggere e punire, ma nulla di tutto ciò può essere fatto per la rabbia. Puoi avere tutte le ragioni per parlare con forza con il tuo coniuge, al fine di risolvere il problema. Solo che il rimedio non è la rabbia, essa non viene da Dio. La soluzione è l’amore, questo è la nostra essenza.

Lo Spirito Santo è Colui che semina in noi l’Amore. Genitori e figli hanno bisogno di usare l’amore che è già seminato nei loro cuori. Abbiamo bisogno di farla finita con i litigi nelle nostre case. A volte abbiamo scuse, “sono stanco”, ma la fatica non è una scusa. L’amore supera tutto, anche la stanchezza. Dio ha posto in noi la “buona volontà”. È necessario usarle nei momenti difficili.
Dio vi benedica!

(Tratto dal libro “Io e la mia casa serviremo il Signore” di monsignor Jonas Abib)